I primi insediamenti sul territorio, ora occupato da Voghera, risalgono al neolitico e sono dovuti, con tutta probabilità, al clima mite e alla presenza di corsi d’acqua.
Come si desume, da varie fonti storiche e dalle poche epigrafi ritrovate finora, Voghera sarebbe da identificarsi con l’antica Iria, insediamento fondato dai liguri Iriati di origine celtica.
Questo territorio, che vide anche la presenza degli Etruschi e dei Galli, venne inscritto nella IX Regione di Roma a seguito della suddivisione augustea. La presenza romana fa di Iria, grazie alla sua posizione geografica, un “centro di strada” di indubbia rilevanza logistica.
I pochi ritrovamenti archeologici non sono sufficienti a fornire dati certi sul nucleo romano originario, pertanto la fonte topografica rimane quella più importante per quanto riguarda l’identificazione della vecchia città. Con tutta probabilità l’antico abitato doveva sorgere nei pressi del Duomo, quindi in quell’area compresa tra le attuali via Emilia, via Cairoli, via Cavour ed il Castello.
Nel corso degli anni è verosimile che l’insediamento venga ripetutamente devastato dal passaggio di vari eserciti, tra i quali possiamo ricordare quelli di Magno Clemente Massimo (387 d.c.), Attila (452), dei Borgognoni e dei Rugi (fine IV secolo), e più volte ricostruito.
Alla fine del VI secolo Iria torna ad essere un villaggio, un “vicus” per l’appunto, ed è presumibilmente in questo periodo che il nome si modifica dando origine a quello attuale: “Vicus Iriae” poi volgarizzato in “Vicus Eira” e quindi “Viqueria”. Pertanto si può asserire che il borgo medioevale viene edificato sui resti dell’antica colonia romana.
Dopo la conquista longobarda di Pavia (572), Re Alboino, nella sua espansione verso il sud, conquista tutte le terre a destra del Po incluso il territorio ove sorge Voghera.
Il primo documento risalente al periodo Longobardo (su pergamena, datato 27 novembre 714, conservato presso l’Archivio di Stato di Milano), si riferisce all’esistenza a Voghera dell’Oratorio di San Pietro allo Staffora.
Durante il VII e l’VIII secolo il nucleo urbano, godendo dei benefici della vicinanza della capitale Longobarda (Pavia), si sviluppa sul vecchio “castrum” e vede sorgere le prime opere di fortificazione. La sua principale fonte di irrigazione è data dal torrente Staffora (da “stat foras” così denominato per il suo continuo straripare) e dalla sua deviazione, il canale Lagozzo che serve ad alimentare i nove mulini presenti nel borgo.
Nel 774, con la sottomissione del Regno Longobardo a Carlo Magno, ed in base alla nuova suddivisione in contee, il borgo di Viqueria viene annesso alla diocesi di Tortona ( alla quale appartiene ancora oggi).
A tale proposito si può citare un documento datato 1 febbraio 915, (nel periodo, quindi, in cui l’autorità temporale faceva capo al vescovo – conte di Tortona), in base al quale si apprende che Re Berengario I° concede alla Pieve di San Lorenzo di Voghera ogni pubblico diritto sulle acque dello Staffora, dalle sorgenti sino a tutto il territorio vogherese, (documento conservato nell’archivio della Curia Vescovile di Tortona).
E’ sempre in questo periodo che Voghera, oltre a divenire un centro di intensi scambi commerciali sede di mercati settimanali e di almeno due fiere annuali, vede accrescere la sua importanza quale luogo di transito e di sosta per i pellegrini diretti in terra Santa e a Roma. Ne sono prova la presenza di molti ospedali, di ricoveri per viandanti e la morte di San Bovo, avvenuta nel 986 di ritorno da un pellegrinaggio a Roma.
Nel XII secolo Voghera, contesa tra Pavia e Tortona, si schiera con Federico Barbarossa, ed è in questo periodo che compaiono le prime citazioni alle cinque porte di Voghera:
Porta San Pietro che sulla strada Romea verso est portava a Piacenza (l’attuale via Emilia su Piazza San Bovo).

Porta Sant’Ilario verso Retorbido, Codevilla e Mondandone (piazzetta Garibaldi).
Porta Sant’Andrea (o Pareto) a nord verso Cervesina e quindi Pavia e Milano (attuale Via Plana all’incrocio con via Matteotti.
Porta Santo Stefano a sud sulla via che andava a Rivanazzano, Varzi e Bobbio.
Porta Rossella, a ovest, dalla quale usciva la strada Romea in direzione di Tortona e Genova (P.zza Meardi).
Sotto il regno di Arrigo VI (figlio del Barbarossa) il borgo, viene esautorato dai poteri vescovili aumentando così la sua autonomia.
Comprova una ulteriore possibilità di autonomia il documento pergamenaceo dato in Pavia il 26 giugno 1271, (conservato presso l’Archivio storico del Comune di Voghera), dal quale risulta che il Comune di Pavia ha venduto alla comunità di Voghera il diritto di eleggersi il Potestà (ed i Consoli di giustizia, con decorrenza dal 1 gennaio 1272, con riserva di riscattare tale diritto).
Dal 1358 Voghera passa sotto il dominio dei Visconti, (fa eccezione il periodo maggio 1363 – luglio 1364, nel quale viene occupata dal Marchese di Monferrato).
Nel 1361 i Visconti fortificano il borgo circondandolo di mura e fossato e dando inizio alla
costruzione del castello, con imposizione ai Comuni di Casteggio, Broni, Casei, Montebello, Rovescala, Nazzano, Oliva, Pietra, Fortunago, Montalto, Mondondone, Santa Giuletta, Gerola e Sale di contribuire all’esecuzione di quelle opere.
Infeudata nel 1436 da Filippo Maria Visconti alla famiglia Dal Verme, Voghera rimane terra del Ducato di Milano anche con gli Sforza e con Filippo II re di Spagna (1598). Con il decadere della sovranità spagnola passa sotto quella austriaca fino al 1743 quando, in forza del trattato di Worms, entra a far parte del Regno di Sardegna, di Carlo Emanuele III, il quale eleva Voghera a capoluogo della provincia piemontese, comprendente l’Oltrepo’ e il Siccomario.
L’8 giugno 1770, con Patente Reale 112 – reg.43 – il Re di Sardegna, riordinando amministrativamente lo Stato, elevò Voghera da borgo a città.
Con l’occupazione francese (1796) Voghera, come circondario, appartiene prima al dipartimento di Marengo e poi a quello di Genova. Il 22 giugno 1815, a seguito della restaurazione, ritorna al Piemonte e, dopo l’annessione della Lombardia al Piemonte (1859) la provincia di Voghera, parimenti a quella di Vigevano, entra a far parte dei territori con i quali viene costituita la provincia di Pavia.
Il XIX secolo, anche a seguito del grande aumento demografico, vede necessaria ed urgente la stesura di un piano regolatore (1835), la progettazione di opere di abbellimento e di ornato che permettono l’ampliamento, il rinnovamento e l’ammodernamento della città. Pertanto vengono abbattute la mura (1821 – 1830) e sul loro tracciato si sviluppa l’attuale circonvallazione interna.
Durante il secolo appena trascorso tale sviluppo architettonico e demografico si èsi è intensificato così come la modernizzazione della città, corredata da grandi opere strutturali e viarie.